Pubblicità

I migranti come proiettili: l’assedio silenzioso dell’Europa centrale

La barriera di confine tra Polonia e Bielorussia si estende per circa 186 chilometri attraverso la zona boschiva della foresta di Białowieża.

La struttura è un vero e proprio muro, alto circa cinque metri, costruito per proteggere la Polonia dai grandi flussi di migranti, principalmente afghani e iracheni, che sono stati incoraggiati e, a volte, scortati dalle forze bielorusse verso il confine.

Si tratta di una vera e propria guerra ibrida, che si inserisce in una strategia che non prevede un’invasione militare convenzionale. Non è un conflitto ufficiale né dichiarato, eppure si combatte quotidianamente attraverso continui tentativi di sfondare la barriera, soprattutto di notte e nelle prime ore del mattino.

La Polonia ha fermamente rifiutato di pagare quella che considera una sanzione ingiusta che mina la sua sovranità nazionale. Il governo polacco ha criticato aspramente la misura proposta, sottolineando di aver già accolto oltre un milione di ucraini, nonostante il limitato sostegno ricevuto dall’UE. Allo stesso tempo, nonostante le continue tensioni con la Polonia, l’Unione Europea ha condannato anche i paesi vicini, accusandoli di “strumentalizzare” i flussi migratori e di utilizzare i migranti come “scudi umani” per creare instabilità.

Le autorità bielorusse hanno ripetutamente agevolato l’arrivo di migranti provenienti da paesi come Siria, Iraq e Afghanistan, rilasciando visti e promuovendo voli diretti per Minsk. Una volta giunti a destinazione, i migranti venivano indirizzati verso il confine dell’UE, in particolare verso la Polonia. Molti di coloro che sono stati intercettati dalle autorità polacche hanno riferito di essere stati ingannati o pressati dalle forze bielorusse per tentare la traversata.

Inoltre, i metodi con cui i presunti “rifugiati” tentano di entrare in Polonia sono vari e includono anche l’uso di pietre, bastoni e lance improvvisate come armi. Mateusz Sitek, un soldato polacco della 1ª Brigata Corazzata, non ha avuto scampo: il 6 giugno 2024, il ventunenne militare è morto a causa di un’infezione insorta in una ferita. La ferita mortale era stata riportata pochi giorni prima, il 28 maggio, mentre pattugliava il confine. Era stato accoltellato da un migrante siriano con una lama ricoperta di escrementi, il che aveva aumentato il rischio di infezione.

In seguito a questo evento – una tragedia che ha profondamente scosso l’opinione pubblica polacca – il parlamento ha approvato una serie di specifiche tutele legali per le unità militari. Tra queste, una disposizione che autorizza qualsiasi soldato a utilizzare munizioni vere per autodifesa contro chiunque tenti un ingresso irregolare.

Da settembre 2024, gli agenti hanno sparato circa 1.190 colpi di avvertimento. Tuttavia, sebbene la legge di Varsavia sia stata accettata e considerata una questione di buon senso, molte organizzazioni internazionali (come Amnesty International) hanno espresso indignazione all’idea che il personale militare possa rispondere con armi da fuoco ad attacchi perpetrati con armi da taglio. In particolare, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, ha avvertito che la legge potrebbe incoraggiare l’impunità, scoraggiando l’uso proporzionato della forza da parte delle pattuglie di frontiera.

Per quanto riguarda l’Italia, alcuni membri del Partito Democratico, come Cecilia Strada, hanno presentato interrogazioni parlamentari all’Alto rappresentante dell’Unione europea, chiedendo provvedimenti contro quelle che considerano potenziali violazioni dei diritti umani.

Tra luglio 2021 e novembre 2024, le autorità polacche hanno registrato 110.595 tentativi di ingresso irregolare. Di questi, 52.000 si sono verificati durante il picco iniziale, dopodiché i tentativi sono diminuiti per poi ricominciare ad aumentare.

Di fronte a questa invasione passivo-aggressiva, la Polonia ha scelto di non rimanere indifferente. Le politiche dell’UE prevedono e richiedono – in linea con le preferenze dei partiti progressisti – che la Polonia non solo accolga i migranti provenienti dalla Bielorussia, ma accetti anche la redistribuzione forzata dei flussi in arrivo attraverso il Mediterraneo, che interessano paesi come Italia, Spagna, Francia, Grecia e Germania, nonché altri Stati che hanno optato per un’accoglienza indiscriminata, tra cui Gran Bretagna, Norvegia e la Svezia, notoriamente inclusiva (secondo un’inchiesta del 2018 condotta dal programma investigativo svedese Uppdrag Granskning, il 75% degli stupri con aggressione commessi sul territorio nazionale sono stati perpetrati da individui nati fuori dall’Europa).

In breve, ci si aspetterebbe che la Polonia – che si colloca costantemente tra i paesi più sicuri d’Europa secondo vari indici e statistiche ufficiali – segua le “lezioni” dell’UE, come se l’incapacità di altri di gestire i flussi migratori dovesse diventare un peso da condividere, secondo una malsana logica del tipo “loro falliscono, noi paghiamo”. È chiaro, tuttavia, che farsi carico di problemi che altre nazioni non sono riuscite a gestire e contenere non è una soluzione; al contrario, è simile alla mentalità di chi nasconde la polvere sotto il tappeto, illudendosi che la casa sia pulita.

- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento