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Mercanti di schiavi, di Anna Pozzi

Mercanti di schiavi, di Anna PozziSono circa 30 mila i trafficanti di esseri umani che secondo Europol sarebbero attualmente attivi in Europa per un giro d’affari che ha fruttato al crimine organizzato sino 6 miliardi di euro nel 2015. Poi c’è la tratta di persone: dai 21 ai 35 milioni di persone nel mondo: donne, bambine, uomini e ragazzini non solo trafficati, ma anche ridotti in condizioni di vera e propria schiavitù per varie forme di sfruttamento, dalla prostituzione al lavoro forzato, dall’accattonaggio al traffico di organi, dai matrimoni precoci alle gravidanze surrogate. La tratta di esseri umani è la peggiore schiavitù del XXI secolo. E riguarda il mondo intero. Milioni di persone private della loro libertà e dignità. Milioni di uomini, donne e bambini sfruttati, brutalizzati, spogliati dei loro diritti fondamentali, comprati e venduti come merci qualsiasi, usati e abusati, gettati via quando non servono più. Sono uomini e donne potenti i trafficanti e gli sfruttatori del XXI secolo. Organizzati e senza scrupoli. Si arricchiscono sul commercio di “carne umana” – una delle attività meno perseguite e più redditizie al mondo – e speculano sulla costruzione di muri e barriere, che servono solo ad alzare il prezzo della libertà. Sono anche in Italia gli schiavi e gli schiavisti dei nostri tempi. Le vittime sono soprattutto donne, spesso giovanissime, dalle 50 alle 70 mila, in gran parte immigrate e costrette a prostituirsi in strada, nei locali, in appartamenti o nei centri massaggi. Quasi tutte arrivano con la promessa di un lavoro ben pagato. E tutte si ritrovano soggette a forme di sfruttamento spesso molto coercitive e violente. Tra di loro anche molti minori. Gli esperti stimano, infatti, che circa 2.500 ragazzine e ragazzini siano sfruttati nella prostituzione di strada. Ma sono moltissimi anche gli uomini e i ragazzi che si spaccano la schiena nei campi 10, 12 persino 14 ore al giorno per pochi spiccioli. Secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto di Flai-Cgil, sarebbero circa 150 mila i lavoratori (di cui l’80 per cento stranieri) vittime del caporalato o sfruttati in condizioni para-schiavistiche in Italia. Oltre ché nel settore agricolo, specialmente nelle regioni meridionali, il lavoro in condizioni servili è diffuso in tutto il Paese e riguarda diversi ambiti: edilizia, servizi domestici e di cura, settore turistico-alberghiero, ristorazione, fabbriche o commercio ambulante. Tutte queste persone, in un modo o nell’altro, subiscono un processo di privazione della loro umanità. Non sono più esseri umani, ma oggetti, merci, qualcosa su cui guadagnare, speculare, imporre il proprio potere e il proprio dominio, vendere e comprare. Vengono tutti da situazioni di estrema vulnerabilità. Sono i figli e le figlie di un mondo alla deriva, segnato da guerre e povertà estrema, da ingiustizie e diseguaglianze, da corruzione, violenze, persecuzioni e discriminazioni. Ma anche dall’incapacità – o dalla non volontà – dei governi e istituzioni internazionali di affrontare efficacemente questo complesso fenomeno. Non si tratta solo di perseguire i criminali in giustizia, ma anche di agire su due fronti fondamentali: quello delle cause che obbligano milioni di persone a lasciare le loro case, spingendole spesso nelle reti dei trafficanti; e quello della domanda soprattutto di lavoro servile o di sesso a pagamento in continua crescita anche nei nostri Paesi che si dicono sviluppati.

Anna Pozzi
Mercanti di Schiavi
Edizioni San Paolo, 2016
pp. 215, 14,50 euro