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Le mafie straniere in Italia e le leghe bianche e quelle rosse lucrano sugli immigrati

Per la Direzione investigativa antimafia in questo affare sono coinvolti “maghrebini, soprattutto libici e marocchini”. Per le organizzazioni criminali straniere in Italia “il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati ‘satellite’, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi affari criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età”. A riferirlo è la Dia (Direzione investigativa antimafia) nel suo rapporto semestrale. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti “maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane”.

Il documento si riferisce al semestre luglio-dicembre 2017, ecco l’estratto che fa riferimento al commercio di esseri umani in Italia:

7. LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI STRANIERE IN ITALIA

a. Analisi del fenomeno
Lo scenario criminale nazionale continua ad essere segnato da una forte interazione tra sodalizi italiani e di matrice straniera, assumendo connotazioni particolari a seconda dell’area geografica in cui tali sinergie vengono a realizzarsi. Nelle regioni del sud Italia i gruppi stranieri agiscono, tendenzialmente, con l’assenso delle organizzazioni mafiose autoctone mentre, nelle restanti regioni, tendono a ritagliarsi spazi di autonomia operativa, che sfociano anche in forme di collaborazione su piani quasi paritetici. In tale contesto, il traffico di stupefacenti, quello delle armi, i reati concernenti l’immigrazione clandestina e la tratta di persone da avviare alla prostituzione e al lavoro nero (anche attraverso il “caporalato”), la contraffazione, i reati contro il patrimonio e i furti di rame, sono solo alcuni dei settori dell’illecito maggiormente rappresentativi dell’operatività della criminalità straniera in Italia. Dall’analisi delle evidenze investigative raccolte nel semestre, i principali gruppi coinvolti mostrano, a fattor comune, uno spiccato interesse per il traffico e lo spaccio di stupefacenti, realizzato anche interagendo con soggetti italiani e di altre nazionalità 1. Accanto al narcotraffico ed alla contraffazione su scala mondiale, gestiti da ramificate holding malavitose transnazionali, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati “satellite”, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali – che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età – puntualmente intercettato dalle indagini delle Forze di polizia, che trovano infine conferma in importanti pronunciamenti giudiziari. In tale contesto, il 10 ottobre 2017, la Corte d’Assise di Milano ha condannato all’ergastolo un cittadino somalo, responsabile di aver trasferito diversi connazionali verso la Libia – attraverso l’Etiopia e il Sudan – e di averli segregati all’interno di campi di raccolta illegali, sino a quando le famiglie dei migranti, utilizzando il sistema della hawala 2, non avessero saldato il debito di 7.000 dollari. In molti casi venivano praticate violenze e torture per sollecitare i pagamenti, determinando anche il decesso delle vittime. L’imputato somalo è stato, altresì, ritenuto responsabile di aver trasferito i migranti dai campi illegali di detenzione verso le coste libiche, per il successivo imbarco sui natanti diretti in Italia. Più in generale, le organizzazioni criminali straniere rappresentano, da un lato, la diretta emanazione di più articolate e vaste organizzazioni transnazionali, dall’altro l’espressione autoctona di una presenza sul territorio nazionale, stratificatasi nel corso del tempo: in entrambi i casi, le attività criminali censite dalle inchieste giudiziarie rappresentano solo uno spaccato, minimale, delle potenzialità operative di una criminalità straniera integrata e ramificata in tutto il mondo, in grado di gestire efficacemente le filiere illecite.

Criminalità Albanese
La criminalità albanese resta l’organizzazione straniera sicuramente più presente e ramificata in ambito nazionale, caratterizzata da un continuo “reclutamento” di giovani leve e da un’elevata capacità di rinnovamento delle proprie fila. Frequente è il ricorso a condotte violente, strumento attraverso il quale vengono risolti i dissidi tra gruppi rivali, talvolta secondo le regole ancestrali del kanun, un codice consuetudinario albanese risalente al XV secolo, alternativo alle regole dello Stato.
La criminalità di origine schipetara risulta particolarmente dedita non solo al narcotraffico, ma anche allo sfruttamento della prostituzione ed alla commissione di reati contro il patrimonio 3: in proposito, numerosissime sono le indagini svolte negli ultimi anni dagli apparati investigativi italiani, che hanno dato conto dell’operatività della citata matrice criminale, spesso in stretto collegamento con espressioni delinquenziali di altre nazionalità, attive sul territorio italiano 4. Di particolare rilievo, inoltre, non solo per la quantità di stupefacente sottratto alla criminalità, ma anche per le procedure criminali che delinea, il sequestro operato dai Carabinieri di Ferrara, nel mese di ottobre, di oltre 2 tonnellate di marijuana e di 10 chilogrammi di hashish, quantità che venduta al dettaglio avrebbe fruttato circa 20 milioni di euro 5. Il confezionamento degli stupefacenti ha permesso di delineare le modalità del trasporto, verosimilmente dall’Albania all’Italia. I pacchi, infatti, sono stati rinvenuti ancora umidi, con tracce di sabbia, legati tra loro con una corda e marchiati con lettere e simboli, ognuno con un galleggiante, lasciando intuire un verosimile, temporaneo abbandono in mare della merce, da parte dei trafficanti, finalizzato al successivo recupero. Peraltro, le evidenze investigative degli ultimi decenni hanno colto proprio nei traffici di droga la spiccata convergenza dei forti interessi, riposti in tale lucroso settore, dalle consorterie albanesi e dalla criminalità pugliese, anche in considerazione del posizionamento geografico dei due Paesi: gli scali portuali dell’Adriatico restano, inequivocabilmente, l’approdo privilegiato per i traffici illeciti dai Balcani. In tale contesto, le indagini concluse nel semestre sono, ancora una volta, testimonianza dei collegamenti operativi tra le consorterie del territorio brindisino e l’Albania, finalizzati all’approvvigionamento di grossi carichi di stupefacente: in proposito, l’operazione “Griko” 6 ha dato un’ulteriore conferma del carattere transnazionale del mercato della droga brindisino, operato attraverso fidati referenti albanesi, per il rifornimento e la successiva distribuzione di ingenti quantitativi di marijuana 7. Gli ingenti sequestri di stupefacente operati, nel semestre, lungo tutta la costa pugliese 8 dimostrano come questa offra approdi sicuri per le rotte dei trafficanti di marijuana provenienti dall’Albania, circostanza che attrae, di
fatto, anche l’interesse di organizzazioni criminali extraregionali 9. Connessioni operative tra narcotrafficanti campani e albanesi sono emerse, invece, nell’ambito dell’operazione “Smoke Snake” 10, eseguita nel mese di novembre dalla Guardia di finanza partenopea, che ha permesso di smantellare una vasta organizzazione criminale transnazionale, dedita al traffico di eroina, cocaina e marijuana e composta da 26 soggetti, attivi nei comuni napoletani di Casandrino, Grumo Nevano, Melito, Casale, Mugnano e Acerra. A disposizione dei grossisti, vi era una rete di corrieri, sempre pronti a muoversi per trasportare la droga in Italia, mentre oltre confine operava una strutturata consorteria criminale albanese, che riforniva gli italiani soprattutto di kobret, uno scarto dell’eroina molto richiesta nell’hinterland napoletano. La droga, proveniente dalla Turchia e dall’Olanda, perveniva in Italia attraverso il canale albanese. In ultimo, è da segnalare un’ importante indagine condotta dalla Polizia olandese in quel territorio, supportata in loco da investigatori della Polizia di Stato di Firenze che, nell’ambito dell’operazione “Los Blancos” 11, il 1° novembre 2017, hanno partecipato alla diretta esecuzione di un provvedimento cautelare, emesso da quell’Autorità giudiziaria estera, nei confronti di 7 cittadini albanesi, componenti di una ramificata organizzazione criminale di matrice schipetara, dedita al narcotraffico internazionale dal sud America all’Europa. Va evidenziato come il buon esito dell’operazione sia stato determinato dall’azione di una “Squadra Investigativa Comune”, organismo di cooperazione giudiziaria e di polizia, composta da investigatori della Squadra Mobile di Firenze e della Polizia olandese.

Criminalità Rumena
Le consorterie rumene risultano, spesso, in contatto con i gruppi criminali nazionali e sono dedite, prevalentemente, al traffico di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione in danno di giovani connazionali, ai reati predatori, in particolare furti in appartamento, spesso anche in concorso con albanesi. È assodato che i sodalizi rumeni, specie nel nord Italia, abbiano acquisito una certa “specializzazione” anche nella commissione di reati contro il patrimonio, realizzati in forma di “pendolarismo” internazionale 12. Altrettanto rilevanti risultano le attività illecite connesse alla clonazione di carte di credito, nonché la manomissione degli sportelli A.T.M. – bancomat -, attraverso l’utilizzo di dispositivi in grado di catturare i codici di accesso, digitati dagli ignari utilizzatori del servizio. Recenti attività di indagine hanno anche evidenziato correlazioni criminali tra imprenditori italiani e cittadini rumeni, nell’ambito dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento di manodopera. Nel mese di luglio, nel prosieguo dell’operazione “Slave” 13, nelle province di Catania e Messina, la DIA ha eseguito il sequestro 14 del patrimonio aziendale e immobiliare, nonché di diverse disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di circa dieci milioni di euro, nei confronti di un imprenditore agricolo gravemente indiziato di aver costituito un’associazione, operante a Paternò (CT) e in Romania, preordinata al reclutamento di manodopera rumena per l’impiego nelle campagne del circondario, in totale assenza delle garanzie minime di tutela e sicurezza, secondo le più classiche modalità del cd. “caporalato”.

Criminalità proveniente dai paesi Ex – URSS
I gruppi malavitosi dei Paesi dell’ex Unione Sovietica presenti sul territorio nazionale hanno evidenziato, anche nel semestre, l’interesse verso i reati predatori, i traffici di stupefacenti e di armi, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della prostituzione. Con riferimento a quest’ultimo, va rilevato che le indagini condotte negli ultimi anni hanno evidenziato come le consorterie criminali dei Paesi in argomento privilegino il reclutamento di donne di nazionalità moldava, lettone, estone e bielorussa, per l’avviamento alla prostituzione da strada o in locali notturni, affidate a cellule che operano congiuntamente a gruppi criminali locali o di diversa nazionalità est-europea. I gruppi di origine georgiana, invece, continuano a distinguersi per l’alta specializzazione conseguita nei furti in appartamento. Nel mese di settembre, a Chivasso (TO), nell’ambito dell’operazione “Never Peace”, l’Arma dei carabinieri ha eseguito due distinti provvedimenti restrittivi nei confronti, complessivamente, di 22 soggetti 15, componenti di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di furti in abitazione. Il gruppo costituiva una diramazione della c.d. mafia georgiana, rappresentata dai “Ladri in legge”, quale centro di imputazione autonomo sul territorio piemontese, ove ogni componente svolgeva un ruolo specifico: ogni azione predatoria era preceduta da un accurato sopralluogo, la refurtiva veniva inviata in Georgia, mentre il denaro sottratto era custodito in una sorta di cassa comune ed utilizzato anche per prestare assistenza ai detenuti, secondo un principio “solidaristico” analogo a quello adottato dalle organizzazioni mafiose italiane. Per quanto concerne il coinvolgimento di soggetti di matrice russofona nell’immigrazione clandestina, si richiamano due distinte operazioni della Polizia di Stato di Lecce, concluse nel mese di agosto con il fermo, rispettivamente, di due cittadini russi riconosciuti come scafisti di una imbarcazione con a bordo 53 migranti, e di due bielorussi individuati quali scafisti di una imbarcazione con a bordo 71 migranti, provenienti da Bodrum (Turchia) 16.

Criminalità Cinese
Come rilevato nel tempo, la criminalità cinese rivolge i suoi interessi criminali prevalentemente al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (finalizzata alla “tratta”, al lavoro “nero” 647 e alla prostituzione), ai reati contro la persona (talvolta commessi nell’ambito di azioni intimidatorie o scontri tra appartenenti a gruppi contrapposti), alle rapine ed estorsioni in danno di connazionali, alla contraffazione di marchi 648, al contrabbando di sigarette, alla falsificazione di documenti, settori ai quali vanno aggiunte, seppur in maniera residuale, le attività connesse al gioco d’azzardo e ai traffici di stupefacenti, in particolare metanfetaminici (tipo Shaboo), talvolta praticati in collegamento con la comunità filippina. Tali condotte delittuose fungono spesso da reati-presupposto per altri delitti, quali il riciclaggio e il reimpiego di capitali. In linea generale, la criminalità cinese ha adottato dei modelli delinquenziali gerarchicamente strutturati, caratterizzati da una fitta rete di rapporti ramificati sul territorio, a loro volta basati su relazioni che poggiano essenzialmente su un legame familiare-solidaristico. Nei sodalizi vengono, poi, costantemente reclutate giovani leve, talvolta coinvolte anche in azioni violente contro gruppi rivali. Allo stesso tempo, nelle organizzazioni rimane vigente la “guanxi”, una rete assistenzialistica che assicura benefici e servizi e che, accrescendo il livello di omertà, contribuisce a connotare di “mafiosità” il contesto criminale in esame. Le comunità cinesi sono presenti su buona parte del territorio nazionale; la Lombardia e la Toscana contano le più numerose (quest’ultima regione vede un picco di presenze stanziali, in percentuale alla popolazione stabilmente residente, nelle province di Prato e Firenze). Tuttavia, nella valutazione demografica e dei relativi riflessi in ambito criminale, è necessario tener conto di una quota – non ponderabile se non presuntivamente – di soggetti irregolari, il cui numero si può stimare soltanto sulla base delle frequenti attività di controllo, da parte delle Forze dell’Ordine, all’interno dei laboratori di confezione, ove lavorano senza soluzione di continuità immigrati in stato di clandestinità 19, spesso impiegati in condizioni di vera e propria schiavitù 20. In tale contesto, anche la movimentazione trasnazionale di valuta gioca un ruolo di particolare importanza nell’economia criminale di matrice cinese. In proposito, si segnala l’operazione della Guardia di finanza “Cash in the clouds”, conclusa nel mese di ottobre nei confronti di cittadini stranieri in transito presso lo scalo aeroportuale di Milano Malpensa. L’attività ha coinvolto diversi cittadini cinesi 21 che viaggiavano con ingenti somme di denaro non dichiarate. Questi, per evitare il sequestro, frazionavano il denaro al seguito tra alcuni familiari, in viaggio per la medesima destinazione, o tra soggetti apparentemente estranei, così da non superare la somma dei 10.000 euro pro capite, limite oltre il quale sussiste l’obbligo di denuncia alle Autorità di frontiera. Da segnalare, inoltre, come la criminalità cinese spesso si avvalga di consulenze e di supporti di professionisti italiani, nella realizzazione di pratiche contabili, funzionali innanzitutto all’evasione fiscale e contributiva. Nel mese di ottobre, le risultanze di una articolata attività di indagine hanno consentito alla DIA di Firenze di procedere ad un consistente sequestro di beni, per un valore di 1,5 milioni di euro, nei confronti di un imprenditore cinese residente nella provincia di Prato. Le investigazioni patrimoniali hanno evidenziato la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti dall’imprenditore cinese (una villa a Prato, le partecipazioni in due società e numerosi conti correnti), il cui tenore di vita è stato dallo stesso vanamente giustificato esibendo ricevute di vincite per alcune decine di migliaia di euro alle slot machines. A tal proposito, si sottolinea che proprio la provincia di Prato – già colpita negli anni scorsi dalla grave crisi economica del distretto tessile, anche in ragione della vera e propria “esplosione” del fenomeno dell’economia sommersa cinese – risulterebbe, secondo una recente analisi 22, la provincia italiana con la spesa pro capite più alta in slot machine e videolottery. Tale dato conferma l’elevata propensione al gioco tradizionalmente manifestata proprio dalla comunità cinese, sia in ambito legale che illegale (come dimostrato anche dal rinvenimento, da parte delle Forze di polizia, di numerose bische clandestine), con profili di criticità per la evidente riconducibilità di tale fenomeno al riciclaggio, vista la possibilità di utilizzare lo strumento delle slot come sistema di “lavaggio” del contante, provento di attività illecite. Per quanto concerne il mercato degli stupefacenti, in particolare cannabis (la cui coltivazione è stata resa legale dalle autorità cinesi) e metanfetaminici, come lo Shaboo, diverse sono le operazioni che attestano, soprattutto nel centro e nel nord Italia, tale tendenza. Nel mese di luglio, nell’ambito dell’operazione “Fumo di Londra” 23, la Polizia di Stato di Brescia, coordinata dalla Procura di Parma, ha smantellato un’organizzazione di matrice cinese che operava tra la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Veneto, curando l’intera filiera: dalla coltivazione della marijuana – che avveniva in serre appositamente realizzate prendendo in locazione case isolate – fino all’essicazione ed al confezionamento. La droga era destinata al mercato inglese e veniva spedita, con pacchi del peso di 6-7 kg, attraverso noti corrieri. A conclusione delle attività sono state sequestrate due serre, una a Fornovo di Taro (PR) e l’altra a Monselice (PD), con oltre 2.000 piante e kg. 15 di marijuana pronta per il confezionamento; a Bologna, invece, è stata individuata una base logistica ove lo stupefacente veniva confezionato e stoccato, in attesa della spedizione. Tendenzialmente, va sottolineato che, se per porre in essere azioni tese al riciclaggio ed al reimpiego di capitali, la criminalità cinese usa proiettarsi al suo “esterno”, intessendo relazioni anche con ambienti professionali compiacenti, nel caso del traffico di stupefacenti, della prostituzione, dell’usura e del gioco d’azzardo, la gestione delle attività relative si svolge in contesti meramente “interni”. Tale assunto vale anche per la commissione di reati contro la persona. Si segnalano, in proposito, episodi di violenza perpetrati all’interno della stessa comunità, come l’omicidio, avvenuto il 16 dicembre, a Milano, di una donna cinese, titolare di un supermercato di prodotti asiatici, uccisa da un connazionale per questioni lavorative 24. Anche a Roma, nel quartiere Esquilino, il 24 ottobre, è stato tratto in arresto un cittadino cinese che, a seguito di un litigio, avvenuto sempre per motivi legati al lavoro, ha accoltellato un suo connazionale. Criminalità Sudamericana Nel concetto di criminalità sudamericana vanno ricondotte le componenti delinquenziali di origine boliviana, colombiana, venezuelana, dominicana, peruviana ed ecuadoregna, dedite, per lo più, al traffico internazionale di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e a reati predatori. I sodalizi in argomento si confermano un qualificato punto di riferimento per l’importazione di cocaina, anche per la criminalità nazionale. A tale scopo, i trafficanti provvedono al trasporto degli stupefacenti, sfruttando sia le rotte marittime che quelle aeree, anche attraverso i c.d. “corrieri ovulatori”. In tutti i casi, le investigazioni evidenziano sia una spiccata capacità di tali organizzazioni a far transitare i carichi od i corrieri per scali intermedi, (rendendone, così, più difficoltosa l’individuazione), sia costanti connessioni operative tra narcotrafficanti di diverse
nazionalità. Diverse operazioni di polizia del semestre danno conferma di queste sinergie operative. In primo luogo, si segnala l’inchiesta “Gringo” 25, conclusa a Milano, nel mese di luglio, dalla Polizia di Stato, con l’arresto di 21 soggetti, componenti di due gruppi criminali interconnessi, uno costituito da peruviani e l’altro da italiani, che importavano cocaina dal Perù e dall’Equador, attraverso gli scali aerei di Bologna e Milano-Linate, il porto di Genova e, in auto, dall’Olanda. Altrettanto significativa è l’operazione “Regina” 26, conclusa a Roma, nel mese di settembre, dalla Polizia di Stato con l’arresto di 12 soggetti, di nazionalità italiana, peruviana, albanese e bulgara, responsabili di traffico internazionale di cocaina, importata dal Sudamerica, destinata al mercato della Capitale e del litorale romano. Il sodalizio era guidato da una donna italiana che, in contatto con fornitori sudamericani si avvaleva, tra gli altri, di corrieri di nazionalità peruviana. Il successivo mese di novembre, sempre a Milano, nell’ambito dell’operazione “Barrio Brenta” 27, ancora la Polizia di Stato ha arrestato due giovani ecuadoriani, responsabili di una serie di violente rapine commesse nel capoluogo lombardo tra l’estate del 2016 e l’ottobre del 2017. L’operazione in parola si inserisce nel solco di pregresse attività di indagine condotte sulla gang dei Latin King 28 che, nel recente passato, hanno portato all’arresto di numerosi affiliati per traffico di stupefacenti, rapine, estorsioni e tentati omicidi. I due ecuadoriani arrestati stavano, infatti, tentando di costituire una pandilla 29 legata, per rapporti di conoscenza, proprio ai Latin King. Risulta discretamente attivo il fenomeno della prostituzione, esercitata in appuntamenti ed in strada, mentre sembrano affievoliti i reati contro il patrimonio, commessi dalle bande anche in forma “itinerante” sul territorio nazionale.

Criminalità Nigeriana
La criminalità nigeriana si caratterizza per l’alta specializzazione nei traffici di stupefacenti, nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nella tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. La presenza di comunità di cittadini nigeriani, tra i quali numerosi irregolari, riguarda buona parte del territorio nazionale, dal nord (Piemonte, Lombardia e Veneto), al centro e sud Italia (in Campania, nell’area domiziana, ed in Sicilia, in particolare a Palermo). In Italia, così come in altri Paesi, è stata da tempo riscontrata l’operatività delle organizzazioni criminali nigeriane, di matrice “cultista”, tra le quali emergono per il numero dei componenti la “Supreme Eye Confraternity (SEC)” e la “Black Axe Confraternity”. Tali gruppi, ramificati a livello internazionale, si caratterizzano per la forte componente esoterica, a sfondo voodoo o ju-ju, che va ad influire in maniera sostanziale sul reclutamento e sull’operato dei partecipanti 30, nonché, data l’alta valenza suggestiva, anche sulle stesse vittime del reato di tratta che restano, così, indissolubilmente legate, per timore di ritorsioni, ai trafficanti. I rituali, praticati con unghie, capelli e sangue delle vittime, mediante la pronuncia di un giuramento nella mani delle cd. maman – donne più anziane, a loro volta nel passato vittime, spesso, di tratta – inducono le malcapitate a perdere il senso della propria individualità, nella convinzione di essere oramai divenute “proprietà” di altri. In tale contesto, proprio la tratta degli esseri umani finalizzata alla prostituzione costituisce un’importante fonte di finanziamento per la criminalità nigeriana. Si può, ormai, parlare di una collaudata metodologia operativa che interessa l’intera filiera connessa allo sfruttamento della prostituzione, che inizia con il reclutamento delle donne in Nigeria, sino alla produzione di falsa documentazione, per la regolarizzazione sul territorio nazionale della loro posizione. Lo sfruttamento della prostituzione – anche minorile – viene tendenzialmente gestito, nei diversi contesti territoriali, cercando di evitare qualsiasi tipo di conflittualità con le organizzazioni criminali già radicate sul territorio. Continua, tuttavia, ad essere frequente il ricorso a minacce e violenze per l’assoggettamento delle vittime dello
sfruttamento, con un analogo trattamento spesso esteso anche ai familiari in patria, da parte di referenti delle organizzazioni. Anche nel contrasto allo sfruttamento della prostituzione è risultata particolarmente incisiva l’azione condotta nel semestre dalle Forze di polizia. Nel mese di luglio, a Bologna, nell’ambito dell’operazione “Falsa-Speranza” 31, l’Arma dei carabinieri, coordinata dalla locale DDA, ha disarticolato un’organizzazione criminale, composta da 11 nigeriani, tutti arrestati, dedita allo sfruttamento della prostituzione, praticato con modalità particolarmente violente nei confronti delle vittime 32. Il sodalizio, guidato da una cittadina nigeriana, è risultato ben strutturato ed articolato su varie aliquote destinate a specifici compiti: una parte del gruppo operava direttamente in Nigeria, provvedendo alla selezione delle potenziali vittime, scelte ovviamente tra le fasce più povere della popolazione, alle quali veniva prospettata l’allettante ipotesi di un lavoro “normale”. Proprio questa falsa speranza induceva le ragazze ad accettare di legarsi all’associazione sottoponendosi a riti iniziatici, in seguito ai quali si impegnavano a saldare il debito contratto per il viaggio in Italia. La mancata corresponsione del debito avrebbe legittimato le violenze non solo nei loro confronti, ma anche dei familiari rimasti in Nigeria 33. L’organizzazione criminale poteva, tra l’altro, contare su personaggi in grado sia di organizzare il viaggio in Italia, tramite il passaggio in Libia, sia gestire la fuga dai centri di accoglienza, fino al trasferimento a Bologna. Importante sottolineare come le ragazze venivano indottrinate in modo da aggirare le procedure di gestione dei flussi migratori italiani, invitandole, ad esempio, qualora necessario, a dichiarare alle Autorità italiane un’età superiore a quella reale. Altri componenti dell’organizzazione avevano il compito di gestire materialmente le ragazze, infliggendo loro gravi coercizioni fisiche in caso di opposizione, qualora le pressioni psicologiche derivanti dai riti di affiliazione non fossero state sufficienti. Modalità analoghe sono state riscontrate in altre, complesse attività di indagine concluse in Emilia Romagna, in Campania, in Sicilia 34, in Lombardia nei mesi di luglio 35, agosto 36, novembre 37 dalla Polizia di Stato e, nel mese di dicembre, in Calabria, nell’ambito dell’operazione “Locomotiva” 38, dall’Arma dei carabinieri: il metodo di reclutamento in Nigeria, la sottoposizioni a riti di “magia nera”, la permanenza forzata presso le “connection house” in Libia in attesa della partenza – ove le ragazze vengono istruite su come contattare la maman e sul comportamento da tenere una volta giunte in Italia – sono tutti elementi che costituiscono il comune denominatore di tali lucrosi traffici. Con riferimento al traffico di stupefacenti, diverse attività investigative hanno, nel tempo, dimostrato la professionalità acquisita da gruppi criminali nigeriani nella gestione del trasferimento di droga dai Paesi di produzione o di transito verso l’Europa, secondo direttrici consolidate, per via aerea, marittima o terrestre. Il trasporto viene realizzato principalmente attraverso corrieri “ovulatori”, anche di altre nazionalità, con una notevole capacità di diversificare le rotte di ingresso e di avviare sinergie con altri gruppi etnici, di supporto per le altre fasi del traffico.

Criminalità Nordafricana
I gruppi criminali originari del Nord Africa risultano dediti innanzitutto al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, perpetrati anche in collaborazione con italiani o con soggetti di altre nazionalità 39, tanto da detenerne il monopolio in alcune aree territoriali. Tali organizzazioni importano, attraverso la Spagna, la droga proveniente dall’ovest del nord Africa, gestendo in piena autonomia tutte le fasi del narcotraffico, da quella dell’approvvigionamento e della distribuzione, fino allo spaccio al dettaglio. In tal senso si richiama l’operazione “Leonardo” 40, conclusa a Trento, nel mese di ottobre, dalla Polizia di Stato, con l’arresto di 19 nordafricani, ritenuti responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti, del tipo cocaina e hashish, nelle piazze di quel capoluogo. La presenza tendenzialmente stanziale dei citati gruppi interessa tutto il territorio nazionale, anche in ragione di un processo di integrazione costante nel tessuto socio-criminale in cui essi, poi, si radicano definitivamente, incluse le aree a “tradizionale” presenza mafiosa. Non risulta, inoltre, scemato l’interesse della criminalità nordafricana nelle attività finalizzate all’immigrazione clandestina di propri connazionali. In tale contesto, le indagini condotte nel semestre hanno attestato, ancora una volta, il coinvolgimento di maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane 41.

b. Profili evolutivi

L’azione di contrasto alle organizzazioni criminali straniere non può essere letta in maniera disgiunta da quella adottata per investigare le proiezioni internazionali delle mafie italiane. In entrambi i casi, infatti, diventa imprescindibile affinare gli strumenti di cooperazione internazionale, per poter fornire agli Organi giudiziari e di polizia una visione unitaria dei network criminali e delle conseguenti strategie da adottare. Le positive esperienze investigative degli ultimi anni inducono a ritenere necessario, in prospettiva, che nell’ambito della comunità internazionale si investa sempre di più in tale direzione, stimolando la ricerca di strumenti comuni, anche di tipo normativo, che rendano il più possibile omogenei ed efficaci gli strumenti per aggredire la criminalità organizzata transnazionale.

Note

  1. Numerose, in proposito, le attività investigative concluse nel semestre che attestano tale interazione. Ad esempio, il 24 luglio 2017, nell’ambito dell’operazione “Money Transfer”, a Bolzano, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 soggetti (tunisini, italiani ed albanesi) facenti parte di un gruppo criminale dedito al commercio di cocaina ed eroina in quel capoluogo (OCC. n. 3161/17 RGGIP). Ancora, il 25 luglio del 2017 a Torino, nell’ambito dell’operazione “Epa”, sempre la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 12 tra cittadini italiani, marocchini, albanesi e sudamericani, responsabili di spaccio di droga, rapine ed estorsioni (P.P. nr. 6886/16 RGNR e nr. 14138/17 RGGIP). Si fa, altresì, rinvio, all’operazione “Regina”, meglio descritta nel capitolo dedicato alla criminalità sudamericana (pp. n. 33723/17 RGNR e OCC. nr. 3641/17 RGGIP).
  2. Sistema parabancario di matrice araba che prevede un informale trasferimento di valori per compensazione, basato sulle prestazioni e sull’onore di una vasta rete di mediatori localizzati principalmente nel Maghreb ed in Medio-Oriente, ma diffusi in tutto il mondo, Italia compresa. Attraverso tale sistema è anche possibile trasferire all’estero il denaro proveniente dalla consumazione di reati e consentire quindi ai depositanti di reinvestirli in altri affari illeciti o di farli confluire nei depositi di cui dispongono. Tale modalità, peraltro, è stata riscontrata dalla Guardia di finanza di Milano che, nel corso di una attività investigativa svolta tra il 2016 e il 2017, ha individuato una rete di mediatori hawala attiva in Italia, costituita principalmente da cittadini marocchini, egiziani e siriani. Questi provvedevano alla raccolta del denaro contante, principalmente di provenienza illecita, derivante dal traffico di stupefacenti, poi trasferito nei Paesi d’origine degli stessi mediatori ma, anche, in Libia, Ungheria ed Emirati Arabi Uniti, per un importo totale stimato in circa 10 milioni di euro. Sul punto, si segnala un’ulteriore operazione denominata “Hawala.net”, conclusa, a Bari e a Catania, il 10 maggio 2017 dalla Polizia di Stato, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione e della permanenza in clandestinità sul territorio dello stato, falso, corruzione, nonché indebito uso di canali finanziari non censiti. Le indagini hanno consentito di ricostruire la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di un pericoloso sodalizio, composto da somali e da un etiope, che ha favorito l’immigrazione illegale di diverse centinaia di somali, procurando loro falsa documentazione. In particolare, gli indagati hanno movimentato on line ingenti somme di denaro – corrisposte dai singoli migranti quale “corrispettivo” per l’organizzazione e la gestione del viaggio intrapreso per raggiungere diverse località del Nord Europa – attraverso canali finanziari non legittimati ad operare in Italia, secondo il sistema della cosiddetta “hawala informatica”. Tra l’altro, è stato eseguito il sequestro preventivo, mediante oscuramento dei domini, di 4 “piattaforme” informatiche utilizzate da alcuni indagati per le segnalate movimentazioni di denaro, nonché, a Catania e a Bari, il sequestro preventivo di 2 internet point ritenuti le basi logistiche dell’organizzazione criminale. Nel corso delle investigazioni, la DIGOS di Bari ha approfondito alcuni contatti, intercorsi tramite social network, tra diversi indagati ed altri utenti concernenti posizioni filo-jihadiste ascrivibili al gruppo terroristico somalo “Al Shabaab” (p.p. n.8197/15 RGNR DDA BA e OCC. n. 8563/16 RGGIP).
  3. In danno di obiettivi di tradizionale interesse per la criminalità albanese, come ville, appartamenti, auto di lusso, etc.
  4. Ad esempio, il 18 luglio 2017, a Padova, nell’ambito dell’operazione “Alta Padovana-Free Time”, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di 11 cittadini albanesi, 1 tunisino e 1 italiano, i quali avevano impiantato una raffineria in un appartamento della provincia. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa kg. 60 di marijuana kg. 10 di eroina e kg. 1 di cocaina (p. p. n. 9710/15 e n.7964/17). Sempre a titolo esemplificativo, si segnala, altresì, che l’11 agosto 2017, a Torino, nell’ambito dell’operazione “Bottom-Barrel”, la Polizia di Stato ha tratto in arresto, in flagranza di reato, un cittadino rumeno ed uno di origine albanese, trovati in possesso di kg. 136 di marijuana,
    occultato nel doppiofondo appositamente ricavato al di sotto del piano di carico di un autocarro.
  5. Più nel dettaglio, il 17 ottobre 2017, i Carabinieri notavano, in una frequentata località balneare della provincia ferrarese, limitrofa ai lidi ravennati, due furgoni nascosti nella vegetazione che circonda alcuni stabilimenti balneari della zona. Mentre i militari si predisponevano al controllo, gli occupanti di uno dei furgoni abbandonavano il mezzo dileguandosi nella boscaglia, mentre l’altro furgone si lanciava in una fuga rocambolesca, dando origine ad un prolungato inseguimento attraverso diverse strade sterrate, che si concludeva solo quando il furgone impattava nella recinzione di un camping. A seguito del sinistro, anche gli occupanti di questo secondo furgone si dileguavano nella boscaglia. Le ricerche hanno portato all’individuazione, il giorno successivo, di un diciannovenne albanese, nativo di Valona e in Italia da pochi mesi, sottoposto a fermo di indiziato di delitto.
  6. Già menzionata nel paragrafo dedicato alla criminalità organizzata pugliese. OCCC n. 9568/16 RGN.R. n. 3179/17 Reg. GIP n. 52/17 Reg. OCC, n. 63/16 DDA emessa il 15 giugno 2017 dal GIP presso il Tribunale di Lecce ed eseguita dai Finanzieri di Brindisi, il 30 giugno 2017, nei confronti di 14 soggetti accusati, a vario titolo, di far parte di un’associazione transnazionale finalizzata a commettere reiterati delitti di acquisto, importazione, trasporto, detenzione, distribuzione, vendita e cessione di ingenti quantitativi di marijuana provenienti dall’Albania.
  7. Analoghe considerazioni valgono anche per l’indotto criminale derivante dall’ingresso clandestino sul territorio nazionale, agevolato, anche in questo settore, dalla particolare conformazione geografica del litorale pugliese. Significativa, in proposito, l’operazione “Caronte”, conclusa nel mese di ottobre dalla Guardia di finanza nella provincia di Brindisi, già segnalata nel capitolo dedicato alla criminalità pugliese.
  8. Si segnala, in particolare, quanto segue: il 5 agosto 2017, a cinque miglia dalle coste di Manfredonia (FG), la Guardia di finanza ha intercettato uno scafo trasportante 2 tonnellate di marijuana, con due albanesi a bordo; il 5 settembre 2017, sempre al largo delle coste di Manfredonia, la stessa Guardia di finanza ha intercettato un natante con a bordo tre albanesi, trasportante tonnellate 4 di marijuana; il 18 ottobre 2017, a largo delle coste baresi, sono stati arrestati 2 scafisti albanesi bloccati su un gommone con un carico di kg. 1505 di marijuana, destinati verosimilmente alla provincia di Chieti; il 2 dicembre 2017, all’interno del porto di Bari, è stato arrestato un camionista albanese, appena sbarcato per aver trasportato sul camion da lui condotto kg. 2,391 di eroina; il 21 agosto 2017, al largo di San Cataldo (LE), è stato bloccato un gommone d’altura ed arrestati due narcotrafficanti albanesi che, durante la fuga, avevano gettato in mare 22 colli contenenti kg. 634 di marijuana; sempre al largo di San Cataldo (LE), il 31 dicembre 2017, un altro gommone è stato intercettato e bloccato con a bordo kg. 600 di marijuana; arrestati i due scafisti (un brindisino ed un albanese).
  9. Depone in tal senso, ad esempio, l’operazione “Shuttle”, conclusa il 19 dicembre 2017 dalla Guardia di finanza di Messina, che ha disarticolato un’associazione criminale peloritana responsabile di traffico di stupefacenti che acquistava droga da un fornitore del quartiere Japigia di Bari e, dopo l’arresto del corriere barese, direttamente dall’Albania. Nella Provincia di Pordenone, inoltre, il 6 dicembre 2017, l’Arma dei carabinieri ha tratto in arresto 3 trafficanti di droga fasanesi e due albanesi, sequestrando kg. 42 di marijuana destinata a rifornire alcune zone del Nord-Ovest.
  10. Il 13 novembre 2017 i militari della Guardia di finanza della Compagnia di Marcianise hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere n. 33124/16 RGNR – 1586/17 RG GIP – n. 432/17 OCCC, procedendo anche al sequestro di 65 rapporti finanziari, 2 immobili a Casandrino, 2 ditte di autotrasporto a Napoli e Mugnano, 1 internet point ad Acerra, 2 panifici a Casandrino e Grumo Nevano. Il valore complessivo è stato quantificato in oltre mezzo milione di euro. Nel corso delle indagini sono stati operati diversi sequestri a carico di soggetti appena sbarcati nei porti di Bari e Brindisi provenienti dalla Grecia e dall’Albania.
  11. Nel corso delle contestuali perquisizioni in territorio olandese si è proceduto al sequestro di un’autofficina ad Amsterdam, nonché di kg. 25 di cocaina, di kg. 40 di marijuana, di kg. 15 di hashish, 1 bomba a mano, 3 pistole, 25 mila euro in contanti e 4 autovetture.
  12. In tale contesto, il 30 ottobre 2017, a Milano, la Polizia di Stato ha arrestato 4 cittadini rumeni per rapina. Secondo le indagini, il gruppo era giunto dalla Romania esclusivamente per compiere rapine all’interno di importanti gioiellerie, così come già avvenuto in passato, per poi rientrare in madrepatria. Durante le fasi preparatorie i componenti della banda, per non lasciare tracce, anche in ossequio delle regole di disciplina e sacrificio richieste per aggregarsi al gruppo criminale, avevano dormito in parchi, box e case abbandonate (p.p. n. 43408/17 R.G.N.R. e nr 25468/17 R. GIP presso il Tribunale di Milano).
  13. Conclusa il 31marzo 2015 dai Carabinieri con l’arresto di un imprenditore agricolo e di altri 6 soggetti, tra cui 4 cittadini rumeni ed una ucraina accusati di associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni nell’ambito di una vasta azione di reclutamento di braccianti rumeni sottoposti a continue vessazioni.
  14. Decreto di sequestro n. 5/17 R. Seq. – n. 65/17 R.S.S., emesso il 29.06.2017 dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania ed eseguito il 7 luglio 2017.
  15. P.p. n.17829/16 RNGR (cui è riunito il p.p. 18772/17).
  16. P.p. n. 7044/2017 RGNR e p.p. n.7425/2017.
  17. In tale ambito sensibili sono le ricadute sull’economia legale, falsata nel suo andamento da situazioni di sfruttamento della manodopera clandestina.
  18. Rilevante è il danno anche per il made in Italy. I prodotti contraffatti arrivano dalla Cina soprattutto attraverso i porti di Napoli, Gioia Tauro (RC), Taranto, Ancona, Genova, Trieste, Venezia e Livorno, principali punti di approdo della merce illegale. Il 9 dicembre 2017, a Roma, nell’ambito dell’operazione “Trash Toys”, la Guardia di finanza ha sequestrato oltre 7 milioni di prodotti contraffatti e non sicuri, tra giocattoli e addobbi natalizi, denunciando 6 imprenditori cinesi ed individuando, nella zona est della Capitale, più luoghi di deposito e stoccaggio, alcuni dei quali completamente occultati. A Cagliari, il 22 novembre 2017, la Guardia di finanza ha effettuato il sequestro di oltre 65.000 oggetti tra giocattoli, profumi ed articoli di vario genere contraffatti, rinvenuti in un grande esercizio commerciale gestito da cittadini di nazionalità cinese operante nel settore del commercio all’ingrosso (p.p. n. 10185/17 RGNR mod. 21-Tribunale di Cagliari).
  19. Indagini degli ultimi anni hanno evidenziato la presenza di realtà economiche che producono ricavi completamente sottratti al fisco, col sistema delle partite Iva “apri e chiudi” e attraverso l’uso di prestanome.
  20. Il 25 agosto 2017 la Guardia di finanza di Treviglio (BG) ha sequestrato un furgone condotto da cittadini cinesi carico di merce contraffatta proveniente da due ditte, con sede nella provincia di Bergamo, che avevano ceduto i capi in conto lavorazione a un’azienda cinese. Sono stati perquisiti un laboratorio e un appartamento vicino a Monza, nonché due imprese bergamasche. Sono stati identificati 15 cittadini cinesi, di cui 4 irregolari (poi espulsi), nel laboratorio e nell’appartamento, entrambi in stato di degrado e pessime condizioni igieniche (sono stati trovati 23 posti letto in 70 metri quadrati). L’operazione si è conclusa con il sequestro di oltre 400 capi di abbigliamento e la denuncia di tre persone per contraffazione, alterazione e uso di marchi o segni distintivi (p.p. n. 8913/2017 RGNR mod. 21 del Tribunale Ordinario presso la Procura della Repubblica di Bergamo). Il 26 settembre 2017, all’interno di un opificio di Remedello (BS), condotto da due cittadini cinesi e attivo nella lavorazione conto terzi di capi di abbigliamento, i Carabinieri hanno individuato 9 operai non in regola con le norme sul lavoro e sulla permanenza sul territorio nazionale (p.p. n. 11175/17 R. GIP del Tribunale di Brescia).
  21. Cittadini cinesi con circa 7,5 milioni di euro complessivi, ma anche egiziani con circa 7,2 milioni di euro e pakistani con circa 2 milioni di euro.
  22. Compiuta dal “Gruppo Gedi” e dal “Visual Lab”, in collaborazione con “Dataninja”, incrociando i dati di popolazione (Istat), reddito (Mef) e raccolta gioco (Aams), ha rilevato un importo medio di spesa pari a € 2.377 a persona.
  23. P.p. n. 3519/2017 RGNR e n. 3151/2017 RG Gip del Tribunale di Parma. L’operazione è stata conclusa il 29 luglio 2017.
  24. P.p. n. 49139/17 RGNR e nr. 31089/17 RG GIP.
  25. Conclusa il 5 luglio 2017 (O.C.C.C. n. 58404/2014 R.G.N.R. e n. 12472/2014 R. GIP messa il 29 maggio 2017 dal GIP presso il Tribunale di Milano), prosieguo dell’operazione “Rubens” del novembre 2016.
  26. OCCC n. 3641/2017 RG G.I.P. – n. 33723/2016 RG, emesso dal GIP press il Tribunale di Roma il 12 settembre 2017 ed eseguita dalla Squadra Mobile capitolina il 26 settembre 2017.
  27. Conclusa il 25 novembre 2017 (OCCC n. 21189/17 R.G.N.R. e n. 21398/17 R. GIP, emessa dal GIP presso il Tribunale di Milano il 22 novembre 2017.
  28. È la banda più numerosa tra le gang composte da giovanissimi sudamericani, in particolare ecuadoriani, peruviani e salvadoregni, negli ultimi
    anni protagonisti di diversi episodi – talora molto violenti e causa di lesioni gravi alle vittime – solitamente commessi nei parchi, alle fermate della metropolitana, nelle aree circostanti a complessi scolastici e discoteche. Le organizzazioni criminali in questione non sono statiche ed il loro carattere verticistico è in continua evoluzione, così come i ruoli e le “cariche”. In particolare, la banda milanese dei Latin King è risultata, nel tempo, strettamente collegata alle “filiali” liguri di Genova e Chiavari (GE), luoghi in cui operano altri esponenti di spicco della “costola” italiana di tale gruppo criminale. Ad alimentare la potenziale pericolosità del gruppo è il collegamento ad un’estesa organizzazione malavitosa già esistente in Ecuador, denominata appunto Latin King, i cui affiliati sono dediti ad attività delittuose di ogni genere. Va comunque sottolineato che le pandillas attive a Milano, Genova e Roma, benché riproducano quelle presenti in madrepatria, agiscono con tassi di violenza inferiori rispetto a quelli che le caratterizzano nei territori d’origine. La violenza a volte è elemento costitutivo, a volte è funzionale alla commissione dei reati tipizzanti tali gruppi, principalmente di natura predatoria e nello spaccio di stupefacenti, ma è presente anche e soprattutto nei riti di affiliazione, quale condizione necessaria per essere ammessi e per evitare l’emarginazione sociale.
  29. Banda composta al massimo da 30-40 elementi, che si caratterizza per l’imposizione di cruenti riti di iniziazione, l’applicazione di un severo codice comportamentale, il distacco dalla famiglia, il sistematico ricorso alla violenza per accreditarsi sul territorio attraverso azioni intimidatorie ai danni delle formazioni antagoniste, l’uso di tatuaggi e di uno specifico abbigliamento.
  30. Sono organizzazioni caratterizzate da una rigida struttura verticistica che prevede la presenza di capi internazionali, nazionali e locali i quali, sebbene gestiscano autonomamente le attività illecite sui territori di specifica influenza, perseguono “politiche” criminali condivise, mantenendo contatti operativi con le strutture “madri” presenti in Nigeria.
  31. OCC n. 11115/16 MOD. 21 emessa dal GIP del Tribunale di Bologna in data 22 luglio 2017, eseguita il 24 luglio 2017.
  32. I reati ipotizzati a conclusione delle indagini sono molteplici e le mera elencazione delinea un allarmante quadro rispetto all’operato dell’organizzazione: sfruttamento della prostituzione con tratta, associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione ed all’ingresso illegale di cittadini extracomunitari, procurato ingresso illecito di immigrati sul territorio nazionale, abusiva attività di raccolta del risparmio, abusiva attività finanziaria, violenza sessuale di gruppo, riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi ed, infine, lesioni gravissime con perdita di parte dell’organo riproduttivo. Le indagini sono scaturite dalla denuncia presentata nel luglio 2016 da una cittadina nigeriana, illegalmente introdotta sul territorio nazionale con il miraggio di un lavoro nel settore ospedaliero. Giunta a Bologna, la donna era stata portata in casa di una connazionale che l’aveva resa edotta delle reali condizioni del supporto ricevuto per giungere in Italia: la donna avrebbe dovuto prostituirsi per ripagare la somma di 10 mila euro corrispondenti al “prezzo” del viaggio.
  33. Un debito che era inevitabilmente destinato a crescere in modo esponenziale: oltre al costo del viaggio dall’Africa all’Italia, venivano infatti sistematicamente addebitate le spese per la gestione quotidiana, quali affitto, utenze domestiche e vitto. Alle malcapitate era anche imposta la corresponsione di un vero e proprio “canone di locazione” per il pagamento dell’area nella quale esercitavano la prostituzione.
  34. La Polizia di Stato di Catania, il 15 novembre 2017, in collaborazione con gli omologhi Uffici investigativi di Torino ed Agrigento, ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto 2 nigeriani, un uomo e una donna, accusati di tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante della transnazionalità, in pregiudizio di una minore, sbarcata nel porto di Catania da una nave della Guardia Costiera. La giovane, proprio nelle fasi dell’accoglienza, rendeva agli investigatori dettagli utili in ordine al viaggio da lei compiuto dalla Nigeria e all’indottrinamento subito sul comportamento da tenere una volta giunta in Italia.
  35. Procedimento penale presso la DDA di Napoli n. 8336/17 RGNR-OCCC n. 371/17 RGGIP. Il 26 luglio del 2017, a Castel Volturno (CE), la Polizia di Stato ha eseguito un decreto di fermo nei confronti di 2 soggetti, una cittadina nigeriana ed il marito, ritenuti responsabili di riduzione in schiavitù, induzione e sfruttamento della prostituzione ed estorsione. Le indagini, avviate nel 2016 e supportate da attività tecniche, hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari a carico della coppia, dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione di una minore nigeriana, giunta illegalmente in Sicilia proveniente dalla Libia, costretta con minacce e violenze ad esercitare il meretricio in una abitazione del litorale domitio.
  36. P.p. n.9966/17 Mod. 21 presso la DDA di Bologna. Il 29 agosto 2017, a Bologna, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 cittadini nigeriani responsabili del sequestro a scopo di estorsione di una connazionale di minore età costretta con la forza a recarsi nel casertano per essere avviata alla prostituzione, dopo essere stata sottoposta nel proprio Paese al rito ju-ju. Le indagini sono state avviate a seguito di una segnalazione pervenuta ad Interpol, secondo la quale una zia (dimorante in Spagna) della minore, aveva ricevuto una richiesta di riscatto di circa 2000 euro da parte di un connazionale per poter rilasciare la ragazza altrimenti l’avrebbe ceduta a una madame, in Francia, per essere poi avviata alla prostituzione.
  37. OCCC n. 2927/16 RGNR – n. 279/17 R. GIP, emessa il 18 novembre 2017 dal Tribunale di Lodi ed eseguita dalla Polizia di Stato il 29 novembre 2017, con la cattura di sei cittadini nigeriani e di un cittadino italiano ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed allo sfruttamento della prostituzione. Le indagini hanno fatto luce su un gruppo di cittadini nigeriani presenti nel lodigiano, dedito alla tratta di proprie connazionali che, dalla Nigeria, attraversavano il Niger e raggiungevano le coste della Libia, per arrivare sul territorio italiano, dove venivano obbligate al meretricio per saldare, nel minor tempo possibile, il debito contratto per il viaggio verso l’Italia. L’organizzazione disponeva di una rete di contatti, utilizzata per la realizzazione del disegno criminoso in tutte le sue fasi: in Nigeria, per l’individuazione e l’invio sulla rotta migratoria di giovani donne, non prima di averle fatte sottomettere psicologicamente con riti voodoo così da poter garantire il rispetto nei confronti della maman presente in Italia; in Libia, per la gestione e la supervisione delle ragazze colà giunte ed in procinto di partire da quelle coste, a bordo di barconi, per arrivare in Italia; sul territorio nazionale, per individuare le donne appena sbarcate o per recuperarle nei centri di prima accoglienza da dove le stesse chiamavano l’organizzazione per essere prelevate ed essere trasferite nel lodigiano. Tutte le ragazze, provenienti principalmente dallo stato di EDO (Sud Ovest della Nigeria), venivano indottrinate su come comportarsi durante tutto il loro percorso; in particolare venivano impartite le modalità da osservare all’arrivo nei centri di accoglienza, come individuare una persona disposta a prestare un telefonino per chiamare l’organizzazione ed indicare il luogo dove si trovavano, cosa riferire in caso di interrogatorio da parte delle Forze di polizia e, una volta giunte nel lodigiano, come esercitare l’attività di meretricio (modalità di approccio, costo delle prestazioni e precauzioni da osservare in caso di controlli).
  38. P.p. n. 944/17 RGRN-mod. 21 DDA presso la DDA di Catanzaro. Il 19 dicembre 2017, a Lametia Terme (CZ), l’Arma dei carabinieri ha eseguito il fermo di indiziato di delitto di sei nigeriani e di un italiano, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di essere umani, all’acquisto ed alienazione di schiavi, all’immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione ed altri reati. In particolare, l’attività investigativa ha permesso di documentare, ancora una volta, condotte del tutto analoghe a quelle riscontrate nelle sopra citate attività di indagini: l’operatività di un sodalizio criminale attivo in ambito nazionale, dedito allo sfruttamento di giovani ragazze nigeriane, introdotte clandestinamente nel territorio italiano per essere avviate al meretricio, con la promessa di un’occupazione lavorativa in Italia, garantendosi, poi, il loro sfruttamento mediante la violenza, la forza intimidatrice del vincolo associativo e la condizione di assoggettamento determinata anche mediante il ricorso a riti di “magia nera”. L’associazione, articolata in gruppi satellite operativi in diverse località del territorio nazionale – Lamezia Terme (CZ), Rosarno (RC), Amantea (CS), Foggia e Napoli – è risultata in contatto con propri referenti in Nigeria ed in Libia, luogo di transito per le vittime in attesa dell’imbarco verso le coste italiane.
  39. Ne è esempio l’operazione “Zerwal” (P.p. n. 7872/15 RGNR. DDA-FI), nel cui ambito, a Firenze, il 7 novembre 2017 la Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di un marocchino e di un cittadino rumeno sequestrando kg. 154 di hashish, rinvenuti all’interno del TIR sul quale viaggiavano.
  40. OCC nr. 2858717 RGGIP, eseguita il 17 ottobre 2017.
  41. Il 1° settembre 2017, a Catania, la Polizia di Stato e la Guardia di finanza hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 soggetti, dei quali 3 libici, 2 marocchini ed 1 siriano, ritenuti responsabili del reato di omicidio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I predetti, a seguito di attività investigativa, sono stati individuati quali componenti dell’equipaggio responsabile del trasporto di 362 migranti a bordo di una imbarcazione, proveniente dalle coste libiche e soccorsa in acque internazionali da una nave norvegese fino al porto catanese. Durante le operazioni di salvataggio sono stati rinvenuti, a bordo del natante, 49 cadaveri. Ancora, il 29 settembre 2017, sempre a Catania, la Polizia di Stato ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto 2 cittadini libici e 2 marocchini, gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in quanto individuati come organizzatori del viaggio, alcuni anche come “scafisti” del gommone sul quale viaggiavano 116 migranti, soccorsi nella giornata del 26 settembre.

Relazione del Ministro dell’interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, pp. 205-218

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